NON MI PIACE

  1. Non mi piacciono né il caffé né la cioccolata. 
  2. Non mi piacciono né il vino, né la birra, né la grande maggioranza degli alcoolici. Il limoncello, se fatto bene, invece è buono. Ed ogni tanto (3-4 volte all'anno) puccio i biscotti alle mandorle nel vin santo o, meglio, nel passito.
  3. Non mi piace ballare e detesto essere trascinato in posti dove ballano. Una delle esperienze peggiori, per me, è il  "trenino" di capodanno. Anche l'ultima volta lo hanno fatto, proprio davanti ai miei occhi, ma ero senza napalm... 
  4. Non mi piacciono i jeans artificialmente stinti e strappati. Li giudico un'antipatica ipocrisia. I jeans sono belli, se stinti e strappati, quando lo fanno per il troppo uso, addosso a chi li porta. Comprarli già così equivale a lanciare un messaggio del tipo: <<guarda come sono lavoratore-povero-ma-bello>>
  5. Detesto a livello molecolare la moda dei pantaloni bracaloni.  
  6. Non sopporto le scene dei film in cui un guidatore mentre parla smette di guardare la strada per troppi secondi. Mi fanno patire...
  7. Non mi piace guardare la TV, per vari motivi. Soprattutto perché la considero un mezzo di rincretinimento e quindi di controllo di massa. Una massa assuefatta alla TV è l'equivalente odierno della massa ignorante che la Chiesa voleva secoli fa, per poterla guidare meglio. 
  8. Sono un intollerante lessicale:
  • Detesto sentir dire "piuttosto" in luogo di "oppure". 
  • Non sopporto le locuzioni "quello che è", "quelli che sono" etc., che sono sempre, nella migliore delle ipotesi, inutili.
  • Mi vien voglia di ruggire in faccia a chi dice "assolutamente" senza specificare "sì" o "no", e senza riflettere sul significato del concetto di assoluto.
  • Sono (solo lievemente) infastidito da chi dice "e quant'altro". "Eccetera" vi ha fatto qualcosa?
  • Bandirei dal volcabolario dei giornalisti sportivi "il tal atleta ci ha regalato...". Non ci regalano nulla. Si fanno pagare profumatamente in termini di ingaggi, pubblicità (e quindi maggior costo dei prodotti), partecipazioni a programmi TV (e quindi canone e di nuovo costo dei prodotti), etc.
  • Non sono contro le parolacce per principio. Quando ci vogliono, ci vogliono. Ma il loro uso, quando è stereotipato e reiterato, impoverisce il lessico. E, di conseguenza, impoverisce le idee. Pensateci: la capacità di esprimere idee, arricchisce di sfumature le idee da esprimere. 
  • Punirei fisicamente, ed anche in maniera dolorosa, quegli individui che pronunciano "plas" quando la parola sarebbe "plus". "Midia" anziché "media". "Siuper" (o "siupa") al posto di "super". E via latineggiando. 
  • Mi dà un po' fastidio la moda imperante di iniziare un racconto con aggettivi dimostrativi. Per esempio: "C'è questo tizio che ..." quando il tizio in questione non è ancora mai stato nominato. L'aggettivo dimostrativi ha grammaticalmente un senso se si riferisce a persona o cosa già nominata in precedenza. Se diciamo: "C'è un tizio che ... questo tizio ..." Allora così va bene. 
  • Sono triste per il cattivo uso dei verbi servili, che dovrebbero avere l'ausiliare del verbo che servono ("io sarei dovuto andare"), invece viene sempre appioppato loro l'ausiliare "avere" ("io avrei dovuto andare") :-(