DESTRA E SINISTRA.

MA SOPRATTUTTO LA NUOVA DESTRA

 

Da ragazzino mi accontentavo di una distinzione fra destra e sinistra estremamente grossolana. La personalizzazione credo sia un passaggio obbligato.

DI DESTRA era Almirante o, da un punto di vista  storico, il fascismo.

DI SINISTRA era Berlinguer o, da un punto di vista storico, l’unione Sovietica, la CIna e le esperienze nei Kibbutz.

Sarebbe stato logico cercare di capire cosa diceva Almirante e cosa diceva Berlinguer, per approfondire un po’, ma la struttura del telegiornali non facilitava questo compito. Era più facile guardare la storia italiana, guardare cosa fosse stato il fascismo ed elevarlo a campionario dell’ideologia di destra, e fare la stessa cosa per la Russia nei confronti della sinistra.

Beh, non ci vedevo molte differenze. Anzi: poiché a quel tempo (parlo del mio liceo, fine anni ‘70) andava molto di moda non tanto il comunismo, quanto l’antifascismo, e poiché io ho sempre avuto un forte tratto della mia personalità da “bastian contrario”, più sentivo dire che il fascismo era stato brutto e negativo, più mi sforzavo (ovviamente con l’impegno di un ragazzino: mica facevo ricerche storiche!) di trovare similitudini con il regime russo.

Non che difendessi il fascismo: sapevo che c’era poco di difendibile. O forse c’era molto, ma veniva sporcato indelebilmente dal sottofondo di arroganza, violenza e prevaricazione che lo avevano permeato. Quindi non difendevo tanto il fascismo: piuttosto accusavo il comunismo sovietico delle stesse cose. Trovavo (non era difficile) le analogie e concludevo che fra fascismo e comunismo non vi erano grosse differenze.

Ma in qualche maniera, dentro di me, sapevo che si trattava di un’analisi superficiale.

Sapevo che in questa maniera prendevo in considerazione non l’ideologia di destra e quella di sinistra, bensì due regimi che avevano governato in loro nome, non necessariamente applicandole. Probabilmente, in entrambi i casi, sporcandolo, questo nome.

Per quanto riguardava l’ideologia in sé stessa, mi accontentavo di uno slogan che avevo sentito da qualche parte: “DESTRA: la società al servizio dell’individuo; SINISTRA: l’individuo al servizio della società”. Si trattava di una semplificazione non solo grossolana, ma, con il senno di poi, anche fuorviante.

L’idea che mi sono fatto adesso, da adulto, della differenza fra destra e sinistra, casomai, può essere riassunta in un altro slogan: “DESTRA: viva le differenze; abbasso l’uguaglianza. SINISTRA: viva l’uguaglianza: appiattire le differenze”.

Ma l’elemento fondamentale, che segna lo spartiacque fra un modo di pensare e l’altro, è il PRIVILEGIO. Essere di destra vuol dire ammettere, giustificare e difendere l’essenza stessa del privilegio. Vuol dire che se io ho una determinata caratteristica, che può essere un merito, se sono bravo in qualcosa, ma anche una caratteristica ereditaria, se sono nobile, od anche solo nato in un determinato luogo, ho dei diritti che altri non hanno. Essere di sinistra vuol dire rifiutare il privilegio, nella migliore delle ipotesi anche quando è a proprio vantaggio. Nella peggiore anche quando è dovuto al merito.

 

Va precisato che qui sto parlando di una destra e sinistra “storiche”, attualmente entrambe superate. In particolare la destra adesso non riconosce ufficialmente fra i suoi valori, né la monarchia, (anche se il movimento monarchico, per quanto piccolo, esiste, nell’ambito della destra) né il razzismo od il sessismo.

D’altra parte la sinistra è liberista, non considera più la proprietà come un furto, e anche se esistono ancora due partiti che si professano comunisti, non credo che propongano seriamente il comunismo vero e puro.

 

Inoltre queste sono considerazioni di parte, nel senso che provengono da una persona che oramai ha scelto stabilmente da che parte stare (a sinistra). Quindi è possibile che, facendole leggere ad un uomo di destra, non vengano condivise. Ma rendono, comunque, l’idea delle differenze.

 

Tuttavia il punto fondamentale che voglio sviluppare qui è un altro.

Non tanto le differenze storiche. Quelle, chi vuole, le può trovare un po’ dappertutto, e scritte da persone certamente più preparate di me in materia.

 

Quello che voglio analizzare è il cambiamento della destra, la sua nuova faccia ADESSO.

Adesso che la monarchia non c’è più, se non sui rotocalchi (anche in Inghilterra, in sostanza, non serve ad altro che a generare pettegolezzi).

Adesso (siamo nel 2012) la destra non può ovviamente accettare ufficialmente monarchia, razzismo o sessismo fra i suoi ideali. Al massimo una lieve simpatia per ciascuno dei 3. 

E allora, la nuova destra, cos’ha fatto per sopravvivere?

È cambiata. Ha sostituito i suoi ideali, con altri, socialmente più accettabili, ma sempre basati sul privilegio. Ha fatto, in maniera conscia od inconscia, un’enorme operazione di lifting.

In questa maniera non solo è sopravvissuta, ma prospera tanto da avere la maggioranza –o quasi- dei voti.

E –notare bene-  una parte cospicua di questi voti le è arrivata non da ricchi/privilegiati, ma da persone povere, dagli strati più bassi della popolazione!

Come ha fatto la destra a farsi votare dai “poveri”, cioè dal bacino di utenza tradizionalmente riservato alla sinistra?

 

PREMESSA: l’ideologia di destra non morirà mai.

Non riesco ad immaginare un futuro, per quanto lontano, in cui ai bambini non verranno raccontate favole basate su re, regine, principi e nobiltà varia.

È una cosa apparentemente secondaria, ma secondo me di rilevanza enorme. È la base della perpetuazione della destra.

Ho capito la sua importanza dopo aver avuto dei figli. Volente o nolente gli ho raccontato, od ho assistito al racconto di numerosissime storie, favole, cartoni animati, film etc. in cui il protagonista era un re, od un principe od una principessa. E, se ci avete fatto attenzione, in tutti i casi il principe ereditario era buono, a condizione di essere legittimo. L’usurpatore (il cugino, il consigliere, il fratello minore, etc.) era cattivo. Guarda caso la cattiveria era sempre associata alla mancanza del diritto ereditario. Il “legale” predestinato al trono era sempre una persona onesta, giusta, retta. Avrebbe sempre governato in maniera illuminata. Guardate “il Re Leone” della Disney … già: la Disney … nata dal talento di un uomo, si è trasformata in enorme fabbrica di istupidimento.

 

Questo indottrinamento dura anni. E sono anni di formazione, in cui la mentalità dell’individuo  è plasmabile, influenzabile. I preti lo sanno bene. È a quest’età che inculcano la paura dell’inferno, la tendenza al fioretto, la necessità del battesimo etc.

Ma lasciamo perdere la Chiesa, ed i rapporti con la destra storica, che richiederebbero una trattazione a parte.

Limitiamoci a registrare che i bambini, tutti i bambini, vengono mentalmente preparati ad accettare il privilegio di una casta superiore mediante questo “lavoro” basato sul mondo delle favole.

Non si tratta di una cosetta da poco.

Da un lato il “lavoro” fatto è enorme: coinvolge una gran parte del mondo onirico dei bambini, che, come sappiamo, ha per loro un’importanza più che fondamentale.

Dall’altro indurre ogni individuo ad accettare l’esistenza del privilegio (che lo danneggia, in quanto con ogni probabilità egli non è un privilegiato) pone le basi per l’esistenza stessa della classe dei privilegiati.

 

Ma, direte voi: adesso la monarchia non c’è più. Adesso nessuno governa per diritto acquisito. Anzi: il capo del Governo è un cosiddetto “self-made-man”, un uomo che si è fatto da solo. E allora, cosa c’entra questa destra con quella precedente?

Qual è il legame fra privilegio monarchico e privilegio moderno?

L’enorme, titanica operazione di adattamento della destra alla modernità, passa ancora per il mondo delle favole:

 

TESI: non più monarchia od aristocrazia, ma “VIP-crazia”.

Quel mondo immaginario di principi e principesse, belli, buoni, saggi, anche se nullafacenti, viene oggi sostituito, a partire dalla tarda infanzia e dalla prima adolescenza, da un mondo altrettanto dorato di V.I.P, divi, cantanti, attori, tronisti e veline. I sogni che i bambini proiettavano in un mondo medievale, tutto sommato immaginario, a partire dall’adolescenza vengono gradualmente proiettati in un mondo purtroppo reale. Quello di Novella 2000, del Grande Fratello, della pubblicità.

 

Questa sostituzione consente al privilegio di perpetuarsi. Costituisce la chiave che permette alle favole di entrare nel cervello dei bambini (ed ai rotocalchi di entrare in quello dei grandi) e di restarvi convincendoli ad accettare una realtà che invece, ragionevolmente, dovrebbero disprezzare e combattere. 

La chiave che consente tutto ciò è il sogno di poter, un giorno, entrare a far parte del mondo dorato.

La chiave quindi è Cenerentola, che va al ballo; è Aladino che entra nella reggia, è Taricone che va da Costanzo, sono tutti quei personaggi che, da poveri e sconosciuti, per un motivo o per l’altro vengono baciati dalla fortuna, abbandonano la loro condizione di povertà di massa e vengono elevati al rango di VIP.

 

Quindi:

  1. 1.     La differenza fra destra tradizionale (monarchica), e destra moderna (repubblicana), è che è stato abolita l’ereditarietà del privilegio (in realtà non si è trattato di abolizione completa: il cosiddetto “jet set” vive e prospera anche sui figli dei personaggi famosi).
  2. 2.     La continuità è che si è affiancata un’altra maniera di emergere: la notorietà televisiva. Chi riesce, in qualche maniera, a diventare famoso, allora entra a far parte del mondo privilegiato.

Questa possibilità rende quel mondo ancora più affascinante. Perché non è chiuso, non è immutabile, anzi. Si può veramente avverare il sogno di Cenerentola. La ragazza qualunque può veramente andare al ballo di corte. Basta che diventi velina, cantante, amante di un famoso. Anche il ragazzo può entrarci: basta che segni tanti gol, che riesca ad indovinare i titoli delle canzoni in un gioco a quiz, o che litighi spettacolarmente in un talk-show.

Ma tutto ciò ha bisogno di celebrazione. Ha bisogno di essere oggetto di attenzioni quotidiane, ripetute. Più si parla di un determinato argomento, più esso diventa reale e desiderato.

In pratica lo spazio sempre maggiore che il jet-set sta occupando nel mondo della TV (e purtroppo dei telegiornali) costituisce un enorme spot pubblicitario. Più se ne parla, più la gente lo desidera. Imbottire la testa dei bambini e dei ragazzini di argomenti fatui, di valori esteriori, vuol dire prepararli a desiderare questi valori, e, alla fine dei conti, a votare chi li rappresenta e li vende.

Quella che io chiamo la novella duemilizzazione dei TG non avviene a caso. I TG non cambiano la loro struttura perché il pubblico lo richiede. È casomai vero il contrario: questo cambiamento viene imposto. I servizi sulle ville in Sardegna dei VIP viste dall’elicottero e cose simili non sono richiesti: lo diventano. E tutto sempre con lo stesso scopo: celebrare quel mondo per farlo desiderare.

 

Tutto questo è il frutto di una trasformazione sociale gigantesca, non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale. E in tutto questo la TV ha un ruolo preponderante (e in Italia chi possiede le TV?).

Fateci caso: la maggior parte dei programmi di intrattenimento americani (che dopo qualche anno invariabilmente ci ritroviamo sulle reti Mediaset) e dei loro film, è tesa a celebrare il cosiddetto mito americano: “l’America è un grande Paese, in cui chiunque può diventare presidente”.  Questa, che dovrebbe essere libertà, alla fine ottiene il non dichiarato scopo di scavare solco fra massa e VIP.

 

Ormai da decenni la notorietà televisiva è un valore, e la notorietà è la chiave che ti fa entrare nella VIP-crazia.

Ebbene, quel mondo ti viene dato, elargito a piene mani proprio dalla destra. Da chi ha capito che la percentuale di persone superficiali, che si accontentano di guardare la vita degli altri, piuttosto che vivere la propria, è -e sempre sarà- alta.

Quest’alta percentuale di persone chiede favole? Diamogliele! Anzi: facciamogliele desiderare ancora di più!

Vuole sapere i pettegolezzi? Diamoglieli! Anzi: ingozziamoli di pettegolezzi! Più il privilegio viene descritto, illuminato, sfoggiato, e più viene desiderato.

Al VIP viene perdonato ciò che al comune viene rimproverato. Pavarotti porta i suoi capitali all’estero? Ma è un “maestro”! Maratona sniffa coca? Ma è un “campione”! Tomba evade le tasse? Ma ci ha regalato tante soddisfazioni! Previti corrompe i giudici? Ma no, al massimo un po’ di evasione di tasse (parole sue)!

 

È per questo, che  -come dicevo-  i telegiornali si stanno trasformando. Aumenta sempre di più lo spazio dedicato a VIP, gossip (“pettegolezzi” era un termine sminuente) a scapito dell’informazione vera. Il tutto con lo scopo non dichiarato di creare una popolazione di non-pensanti. Di consumatori di panem et circenses, disposti a ricompensare con il loro voto gli elargitori.

Quindi, secondo me, la novella duemilizzazione dei telegiornali fa parte di un vasto disegno teso a creare consenso prima sociale, poi elettorale.

 

Ed infatti, non a caso, il bacino elettorale in cui pesca Berlusconi non è tanto quello dei poveri economicamente. È quello dei “poveri di spirito”. Degli ignoranti. Di chi vive una vita da Cenerentola e sogna il ballo a corte.

E questo ballo Berlusconi glie lo dà, tutti i giorni, in prima serata, con lustrini e sorrisi, riflettori ed interviste-dietro-le-quinte.

 

Certamente, c’è anche una quota di persone che votano a destra perché ne sono convinte. Ma l’ago della bilancia, quella quota di voti che gli permette di restare a galla, e di avere comunque percentuali notevoli è dato da questi.

E qui ritorna nuovamente il fantasma della Chiesa su questo discorso: per governare un popolo, soprattutto facendogli credere di essere una sua scelta, è utile farlo sguazzare in una felice ma soprattutto superficiale ignoranza.

Mi ricordo uno slogan degli anni ’70. si trattava di una frase “forte”, ma a suo modo profetica. Era: “se  un celerino picchiasse di meno e pensasse di più, capirebbe che vita di merda conduce”.

Bene, i celerini non picchiano più (normalmente), ma lo slogan può essere trasformato: “se un telespettatore guardasse di meno gli show e pensasse di più capirebbe che vita di merda conduce”. E capirebbe che tutto il sistema cinema-televisione-rotocalchi serve proprio ad impedirgli di pensare.

 

 

Beh, se hai avuto la costanza di arrivare a leggere fin qui, ti meriti il

 

RIASSUNTO

 

Lasciamo stare le differenze fra destra e sinistra.

Il punto fondamentale di questo scritto è :

l’aristocrazia di ieri è stata oggi sostituita da una VIP-crazia.

Il diritto al privilegio che prima era di nascita, adesso è acquisito sulla base della maggiore o minore visibilità. 

La condiscendenza verso l'esistenza del privilegio è stata permessa dall’immortale tradizione di raccontare ai bambini favole basate su principi e principesse, su un mondo bello ed irraggiungibile, che però alla fin fine viene raggiunto dal protagonista, come si ottiene un meritato premio.

In passato il nobile veniva decretato tale dal re, attraverso un tocco della spada sulla spalla. Poi era tale per diritto ereditario.

Oggi il VIP viene decretato tale dalla TV, attraverso uno o più passaggi sullo schermo.

Questo succede in tutto il mondo occidentale.

L’arcinota anomalia italiana è costituita dal fatto che la TV è in mano ad un uomo che fa anche politica. E quindi, in qualche maniera, ricopre il ruolo di re. La televisione-scettro è sua.

Non è stato il TG4 a fargli vincere le elezioni. È stato tutto il resto.

Certo, la campagna elettorale di tipo pubblicitario ha svolto un ruolo importante.

Ma ha potuto agire su un terreno preparato dall’enorme lavoro svolto dai vari Maurizi Costanzi, Stranamori, Sanremi, etc. 

E, soprattutto, dalle favole.